martedì 13 marzo 2012

La legge è uguale per tutti. Anche a Treviso ?

Per il week-end della maratona i giornali locali annunciavano nelle piazze cittadine un “mercato di prodotti locali”. Per l’ennesima volta, per l’ennesimo evento, ci siamo invece trovati di fronte a pane pugliese, salumi toscani, olive liguri, arancini e cannoli siciliani, ecc…

Possibile non si riesca mai a valorizzare la ricchezza della nostra terra? Se andassi alla maratona di Firenze troverei cantucci, vin santo, pane sciapo e ribollita. Era difficile organizzare una esposizione con prosecco, radicchio, asparagi, soppressa e casatella? Gli organizzatori della Maratona e i responsabili della Provincia di Treviso dovrebbero interrogarsi su cosa rappresentano e da dove viene la loro ricchezza.

Ma a me, piccolo commerciante del centro storico, da ancor più fastidio, il fatto che in questi durissimi tempi di crisi ogni minino evento che potrebbe permetterci di lavorare un po’ di più venga in realtà sfruttato da chi di Treviso non importa nulla e per Treviso nulla fa.

Ma se proprio si volesse più concorrenza che almeno sia con le stesse regole. Perché il pane esposto e lasciato li, giorno e notte, dal giovedì alla domenica non risponde certo alle norme di sanità che io devo seguire. E che hanno un costo. E lo stesso dicasi per i salumi, gli arancini, i cannoli, le olive. Esposti e lasciati nei banchi giorno e notte. E a due passi da Piazza Borsa, dove c’erano gli stand, ci sono una mezza dozzina di trappole per pantegane. Qualcosa vorrà pur dire. Senza contare sui prezzi non esposti, l’elenco degli ingredienti non in vista, le bilance posizionate alle spalle dei venditori, la merce esposta non protetta. La vista poi di uno di questi venditori che fuma al banco mi fa capire che esistono due pesi di e due misure.

Io e tutti i piccoli commercianti di Treviso non abbiamo paura della concorrenza. Vogliamo solo che sia ad armi pari.

Pierfranco Bernardi